Una cantante lavora sulla voce davanti al microfono

Cover più celebri degli originali: sei canzoni da riascoltare

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Prince scrisse «Nothing Compares 2 U», ma per molti la canzone ha la voce di Sinéad O’Connor. Il brano era apparso nel 1985 in un album dei The Family, gruppo legato all’universo musicale di Prince. Cinque anni dopo, l’interpretazione della cantante irlandese lo portò a un pubblico mondiale. Ascoltare le due incisioni una accanto all’altra mostra quanta strada possa fare una composizione quando cambia interprete.

Dire che una cover ha «superato» l’originale non equivale a dichiararla migliore. A volte è semplicemente la versione che più persone ricordano; altre volte un nuovo arrangiamento o una voce diversa spostano il senso della canzone. Vale la pena prestare attenzione anche al contesto in cui ciascuna incisione è arrivata agli ascoltatori.

Quando una voce cambia il centro della canzone

Sinéad O’Connor e «Nothing Compares 2 U»

Nella registrazione dei The Family, «Nothing Compares 2 U» ha un impianto soul-pop ricco di strumenti. La versione di O’Connor, pubblicata nel 1990, lascia invece molto più spazio alla voce: le pause e l’arrangiamento misurato danno peso a ogni frase. Il celebre videoclip, costruito soprattutto attorno al suo volto, accentua quell’intimità senza raccontare una storia parallela. Suono, interpretazione e immagine hanno contribuito insieme a fissare la sua versione nella memoria collettiva.

Whitney Houston e «I Will Always Love You»

Dolly Parton scrisse e incise «I Will Always Love You» nel 1973, pubblicandola l’anno successivo. La sua ballata country era un commiato capace di esprimere affetto senza rancore. Nel 1992 Whitney Houston la registrò per la colonna sonora di Guardia del corpo: l’inizio a cappella espone la melodia, poi gli strumenti entrano e preparano l’espansione della voce. Il film le offrì una platea globale, ma la costruzione della performance aiuta a capire perché quell’incisione sia diventata il riferimento pop del brano.

Parton affida l’emozione alla vicinanza del racconto; Houston ne amplia la scala. La seconda lettura non rende superflua la prima.

Una cantante lavora sulla voce davanti al microfono

Dal folk al rock: l’arrangiamento riscrive l’impatto

Jimi Hendrix e «All Along the Watchtower»

Bob Dylan pubblicò «All Along the Watchtower» in John Wesley Harding nel 1967. La registrazione, essenziale, porta in primo piano le immagini enigmatiche del testo e il loro andamento narrativo. Hendrix la incise l’anno seguente per Electric Ladyland: le chitarre creano tensione, rispondono alla voce e dilatano la breve sequenza di versi. Anche Dylan finì per suonare il brano dal vivo con un’energia elettrica vicina a quella resa famosa da Hendrix. La cover influenzò così persino la vita successiva dell’originale.

Joe Cocker e «With a Little Help from My Friends»

In Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, uscito nel 1967, «With a Little Help from My Friends» è cantata da Ringo Starr con tono colloquiale, quasi fosse una confidenza. Joe Cocker, nel 1968, rallentò il pezzo e lo rimodellò in chiave rock e soul. La voce ruvida, l’organo e i cori danno alla richiesta di aiuto un’intensità diversa. L’esibizione a Woodstock nel 1969 contribuì a legare questa lettura all’immaginario dei concerti rock. La versione dei Beatles resta inseparabile dal suo album; quella di Cocker fa sentire quanto il modo di cantare possa cambiare il peso emotivo delle stesse parole.

In entrambe le coppie, la differenza si avverte già quando entra la voce, prima ancora degli assoli. Dylan e i Beatles mantengono un’economia precisa; Hendrix e Cocker occupano lo spazio sonoro in modo più drammatico. Il testo rimane riconoscibile, ma cambia la postura di chi lo pronuncia.

Quando un brano trova un altro pubblico

Aretha Franklin e «Respect»

Otis Redding incise «Respect» nel 1965. Due anni dopo, Aretha Franklin ne fece un successo che oggi tende a identificarsi con lei. Non è solo questione di potenza vocale: Franklin cambia l’arrangiamento, aggiunge il celebre spelling del titolo e dà rilievo al dialogo con le voci di supporto. Nella cornice sociale della fine degli anni Sessanta, la richiesta di rispetto acquista un’enfasi diversa. Il brano di Redding era già incisivo; Franklin gli diede una nuova prospettiva narrativa, diventata per molti quella più familiare.

Soft Cell e «Tainted Love»

Gloria Jones pubblicò «Tainted Love» nel 1965 come brano soul. Negli anni successivi la canzone trovò ascoltatori anche nella scena northern soul britannica, prima che i Soft Cell ne registrassero la versione synth-pop del 1981. Il ritmo si fa pulsazione elettronica; la voce di Marc Almond porta il brano in un’atmosfera più fredda e inquieta. Per gran parte del pubblico pop, quel battito sintetico è ormai il suono di «Tainted Love». Nell’incisione di Jones si sente invece come la stessa melodia potesse abitare un’altra scena musicale.

Tastiere analogiche pronte per una nuova incisione

Che cosa resta dell’originale

Non tutte queste cover hanno preso il posto dell’originale allo stesso modo:

  • Una voce diventa il riferimento principale: accade con O’Connor e Houston, pur partendo da originali molto diversi.
  • L’arrangiamento cambia il linguaggio del brano: Hendrix, Cocker e Soft Cell portano le canzoni verso altri suoni e altri pubblici.
  • Si sposta il punto di vista percepito: Franklin invita ad ascoltare le parole di «Respect» con un’attenzione nuova.

Una prova d’ascolto semplice è mettere in sequenza le due «Tainted Love»: prima Gloria Jones, poi Soft Cell. La linea melodica resta riconoscibile, ma cambiano il passo, il timbro degli strumenti e il modo in cui la voce si appoggia al ritmo. Si sente già nei primi secondi, prima del ritornello.

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