Una recensione di un album finisce nell’archivio «Varie»: chi l’ha trovata farà fatica a capire dove cercarne un’altra. Prima di ridisegnare il menu, vale la pena guardare i nomi delle sezioni. «Album», «Artisti» e «Concerti» dicono cosa c’è dietro un clic; «Suoni» e «Percorsi» lasciano indovinare.
Partire dalle pagine che esistono davvero
Prima di spostare le voci del menu, conviene elencare le pagine principali e gli articoli pubblicati. Quali sezioni raccolgono più materiale? Che cosa promettono a chi le apre? Un archivio «Jazz» ha senso se contiene molti contributi; se ospita appena due pezzi, una sezione «Generi» che comprenda anche rock, soul e canzone d’autore potrebbe essere più utile.
Una categoria dovrebbe permettere di prevedere cosa si troverà dopo il clic. «Interviste» indica un formato, «Festival» un argomento: sono entrambe etichette valide, ma metterle allo stesso livello senza un criterio può far esitare. Si può organizzare il menu principale per argomenti e usare i formati come filtri, oppure fare il contrario. La distinzione deve restare chiara anche nelle pagine interne.
Poche scelte, senza nascondere il catalogo
Un menu lungo costringe a leggere ogni voce; uno troppo corto nasconde tutto sotto nomi generici. Per un piccolo sito musicale possono bastare poche sezioni principali, con le sottocategorie nelle pagine d’archivio. Se «Rock» raccoglie storie di album, concerti e video, la sua pagina dovrebbe renderlo evidente con titoli o filtri chiari, anziché presentare un elenco indistinto.
Un buon controllo consiste nell’assegnare a ogni pagina importante una collocazione principale. La storia di un concerto può comparire anche tra i contenuti collegati a un artista, ma la sua categoria non dovrebbe dipendere da chi pubblica il pezzo. Si evitano così archivi quasi identici, difficili da distinguere quando il sito cresce.

Far capire sempre dove ci si trova
Il menu mostra dove si può andare; il titolo della pagina e il percorso di navigazione chiariscono dove ci si trova. Chi arriva a un articolo da una ricerca può risalire alla sezione attraverso un percorso come «Artisti › Cantautori › Nome dell’artista», senza tornare alla homepage. Quel percorso, però, deve rispecchiare la struttura del sito: inventarne uno per ogni articolo confonde più di quanto aiuti.
Anche la sezione aperta deve essere riconoscibile nel menu. Il colore, da solo, può non bastare: una sottolineatura, un indicatore o un testo più marcato rendono visibile la voce attiva. Negli archivi serve poi una breve introduzione. «Album» contiene recensioni, storie delle registrazioni o entrambe? Una o due frasi tolgono il dubbio.
Collegamenti interni che proseguono un’idea
Un rimando nel testo è utile quando dice con precisione dove porta. In un articolo che confronta le diverse edizioni di un disco, un collegamento a come i formati hanno cambiato l’ascolto, dal vinile allo streaming aggiunge un approfondimento pertinente. «Clicca qui», invece, non aiuta né chi scorre la pagina né chi la ascolta con uno screen reader.
I suggerimenti automatici in fondo alla pagina hanno una funzione, ma non sostituiscono i collegamenti scelti dall’autore. Se il racconto di una canzone porta al contesto di un festival, il rimando sta meglio nel punto in cui nasce quella relazione che in un riquadro lontano dal testo.
Progettare per il telefono e per la tastiera
Sul telefono lo spazio è poco, ma il menu deve rimanere comprensibile. Un pulsante con icona e scritta «Menu» è più esplicito di un simbolo da solo. Una volta aperto, le voci devono essere abbastanza distanziate da poterle toccare senza selezionare quella accanto. Le sottocategorie non possono dipendere dal passaggio del mouse: su uno schermo tattile quel gesto non esiste.
Vale la pena provare il sito anche senza mouse. Con il tasto Tab deve essere evidente quale collegamento ha il focus, e il menu deve potersi aprire con la tastiera. Le voci devono seguire un ordine sensato, coerente con la disposizione della pagina: navigazione principale, ricerca, contenuto. Se un sottomenu si apre ma è difficile da chiudere, l’ostacolo non riguarda soltanto chi usa tecnologie assistive.

Ricerca e filtri per chi conosce già la meta
Chi ricorda il titolo di un album non ha bisogno di attraversare tutte le categorie. Una ricerca interna ben visibile, con risultati che mostrano titolo, tipo di contenuto e un breve contesto, gli accorcia la strada. Se i nomi degli artisti vengono scritti in modi diversi, bisogna verificare come la ricerca gestisce accenti, apostrofi e varianti comuni: non tutti digitano il titolo esatto.
Negli archivi ampi i filtri possono restringere i risultati, a patto che abbiano nomi chiari e che una combinazione senza risultati non lasci davanti a una pagina vuota senza spiegazioni. «Genere» e «Periodo» funzionano se i contenuti sono catalogati con coerenza. Per una raccolta piccola, una lista ben ordinata e una ricerca affidabile possono bastare.
Controllare i percorsi con compiti concreti
Per valutare una modifica, si può chiedere a poche persone di svolgere compiti precisi senza suggerire loro la strada: trovare tutti gli articoli su un artista, rintracciare una recensione, tornare dalla pagina di un festival all’archivio dei concerti. Conta osservare dove esitano, quali parole cercano nel menu e se usano la ricerca per comodità o perché una categoria non è chiara.
- Annotare dove il visitatore si ferma, non solo se raggiunge la pagina.
- Provare gli stessi percorsi su telefono e su computer.
- Correggere prima le etichette ambigue e i collegamenti interrotti.
- Ripetere la prova dopo ogni modifica importante al menu.
La prova più rapida comincia da una pagina interna, non dalla homepage. Aprite sul telefono la storia di un album, cercate di raggiungere l’archivio del suo genere e poi tornate all’articolo. Se in uno dei due passaggi bisogna indovinare quale voce scegliere, avete trovato il punto in cui serve un’etichetta o un collegamento più preciso.


